
Quando la neve è un impedimento. Ma l'ordinanza anti-neve lo è di più
Sabato scorso, ora di pranzo. Squilla il cellulare: “Ciao Silvia, l’ho appena saputo, non è ancora ufficiale ma lunedì le scuole sono chiuse”. Dall’altro capo del telefono c’è una mia amica che fa la maestra in un nido. Se me lo dice lei, significa che è vero. Lo dico a lui: “No, vedrai che non sarà così”. Ottimismo inutile. Riempio la pancia, rimandando ogni decisione alla fase digestiva. Poi mi connetto a internet, sito del Comune di Ravenna. Tra le notizie di copertina campeggia: “Lunedì 21 dicembre scuole chiuse a causa della neve”. Panico. E adesso?
Io a casa non posso rimanere, lui nemmeno. Rapido giro di telefonate per capire se qualche nonno può prendere un giorno di ferie: impossibile. A ridosso di Natale ulteriori giorni off sono proibitivi. E proibiti. Si passa a setacciare le opzioni meno probabili. Nell’ordine:
- bisnonna uno: a casa nostra non se la sente di venire causa gelo. Tenere la pargola sette ore a casa sua? Non è il caso. L’ultima volta per un’ora e mezza è andata in tilt, senza contare che non l’ha mai addormentata in vita sua (e l’addormentamento è il più delicato dei riti).
- zia: ha un pargolo di un mese, ingolfarla è davvero una mossa azzardata. Ma c’è un però: ad aiutarla ogni giorno arriva la nonna, che per noi è la bisnonna 2. Controindicazioni: non conosce bene la pargola e parla solo in pugliese stretto. Il binomio di parenti, però, potrebbe funzionare. Ma solo per la mattinata. Anche stavolta l’addormentamento lo vedo male, senza contare che il neonato potrebbe disturbare a più riprese il sonno della cuginetta. Affare fatto. Non è il massimo della vita ma per cinque ore è un modo accettabile per tamponare l’emergenza.
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
Alle otto sono fuori con pargola in braccio, borsa mia e borsa piena di giocattoli per consentirle di ammazzare il tempo. Infilo la chiave nella serratura della macchina. Niente. Al primo colpo non entra, al secondo nemmeno, al terzo neppure. Provo con l’altro sportello (ne ho solo due). Nada de nada. Tirando i muscoli del braccio eroicamente tiro fuori da una delle borse una bottiglia di plastica che ho sapientemente riempito di acqua bollente. Ma il tentativo idrico non sortisce effetto. Provo a mantenere la calma, lascio la pargola in piedi sulla strada, immobile nel gelo che la circonda e provo a chiamare soccorsi. Vedi: mio padre. Tu-tu-tu ma non risponde. Riprovo con l’acqua, i pugni, la forza e la chiave come per miracolo entra. Saliamo. Poi esco di nuovo per inondare il vetro di acqua calda. Ovviamente il ghiaccio si riforma subito ma almeno lo strato è più sottile di prima. Peccato che, appena metto in moto, mi ricordo che i tergicristalli sono rotti (da venerdì). Non vedo un tubo e addirittura i finestrini non danno segno di vita.
Guido a naso fino a casa delle baby sitter. Arriviamo illese.
Appena entriamo la pargola mi si attacca alle ginocchia e inizia a battere i piedi. Nella sua testa la sua coscienze recita: “Mamma mi hai fregato, questo non è l’asilo”.
Risultato:
mia figlia è arrabbiata con me (a 16 mesi ci si arrabbia come a trent’anni)
arrivare dalla zia è stata un’odissea, come lo sarebbe stato raggiungere il nido
ho dovuto chiedere di andare a casa prima dal lavoro
Per me il danno non è tanto la neve, quanto questa ordinanza anti-neve.
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