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» Ravenna - 09/12/2009

MAMMA MIA! La rubrica sui bambini di Silvia Manzani (8)

Nel bene e nel male i più piccoli assorbono davvero tutto. Ok l'attenzione dei genitori, ma senza esagerare

Specchi, spugne, chiamateli come volete. I bambini prendono su davvero tutto da chi li circonda. Il che può avere aspetti positivi o negativi. Una lettrice lancia un monito all’universo dei genitori: “Attenti a tutto ciò che fate e dite!”. E racconta un aneddoto: suo figlio di tre anni qualche giorno fa stava giocando con l'arca di Noè. Dopo aver caricato tutti gli animali, le sue parole sono state: “Adesso Noè e sua moglie vanno a prendere le sigarette al sali e tabacchi. Sai, dopo tanta fatica e in previsione di un viaggio così lungo!”. La scenetta scatena sorrisi e risate, non c’è dubbio. Ma la mamma in questione commenta: “Che brutto esempio stiamo dando ai nostri figli”. Giacomo, il pargoletto, pensa infatti che per affrontare un lungo viaggio sia necessario fumarsi una sigaretta.

Bando alle drammatizzazioni, però. Il fenomeno del copia e incolla, del trasferimento di dati da genitore e bambino, ha anche risvolti magnifici. L’altra sera la bambola di 15 mesi che mi ritrovo raggiungeva ogni due secondi lo sportello della cucina dietro il quale si nasconde il bidone della spazzatura. Apriva e richiudeva quasi immediatamente, con un colpo secco e a prova di timpani. Indaffarata come sempre, all’inizio non ci ho fatto caso. Poi mi sono fermata a guardarla. E ho catturato la logica del suo gesto. Si sedeva per terra, si toglieva dai piedini i pilucchi che i calzini le lasciano tra le dita e li andava a buttare nel sacco dell’immondizia. Così, avanti e indietro, per almeno dieci minuti. Ho subito associato il suo comportamento al rito che ogni sera consumiamo: cambiare il pannolino, darglielo in mano e dirle di andare a gettarlo nel bidone.

La prossima sfida è eliminare le parolacce dal vocabolario di famiglia. Ora che inizia a parlare e che ti spiazza all’improvviso con un “NANNA” che mai aveva detto prima, forse è il caso di depurare il gergo di casa dai vocaboli inopportuni. Senza esagerare, però. Un’altra lettrice mi racconta un aneddoto più che divertente. Qualche settimana fa, da Londra, è arrivato il cuginetto mezzo italiano e mezzo inglese. Suo figlio, tre anni, non vedeva l’ora di chiedere al parente mignon la traduzione di alcune parole.

Oltre a domandare di gatto, macchina, luce e topo, si è avventurato con parole tipo sopracciglia, cassaforte, porcospino. Fino a che ha esclamato: “Come si dice in INGLEISE A CULO?”. Ovviamente tutti giù a ridere. Ma la mamma l’ha subito difeso: “Ma no, voleva dire aculeo, la spina del porcospino!”. Data l’intelligenza del pargolo, è logico ritenere che la parola richiesta fosse davvero aculeo. Ma forse, nel 2010, è il caso di sdoganare anche CULO. Ormai, chi non lo dice? E poi ha un suono che non disturba, non sa di volgare. Infine diciamocelo: culetto passa indenne e culo viene condannato. Che stranezze al mondo.

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