
“Che importa se compie un anno, mica capisce”. Ma la prima festa è soprattutto atmosfera. Non rinunciatevi
Eccolo, il primo traguardo. Vostro figlio sta per compiere un anno e già vi immaginate la foto con lui che soffia sulla candelina, che si spalma di panna la faccia, che prova a spacchettare regali. Ammetto che forse ho esagerato: alla festa di mia figlia c’erano più di 50 persone, più o meno come al mio ipotetico matrimonio. Ho passato i due giorni successivi a cercare di capire dove infilare il tir di giocattoli e abitini che le hanno regalato, finché ho desistito e ho smistato buona parte del bottino nelle case dei vari nonni. Però era estate, eravamo in spiaggia. “Tutto è concesso”, mi sono detta.
Esagerare dall’altro lato, invece, forse è troppo. Evitare la prima festa perché “tanto non capisce” fa comodo a noi: zero inviti, zero spese, zero rivoluzione e macchie in giro per casa (per chi sceglie l’opzione domestica). Io sono uscita dal party di mia figlia massacrata. Lei pure. Ma qualcosa avrà pur recepito: tutti quei bambini e quelle facce note lì per lei, tutto quel ben di dio da mangiare (nelle foto si sbrodola di cocomero e di gelato), tutti quei pacchi che le mettevano tra le mani. Non sono vizi, non sono tempo e soldi sprecati. Sono riti, atmosfera. E non credo sia giusto rinunciarvi trincerandosi dietro comode giustificazioni.
In fondo, per stimolare e far contenti i bambini, bisogna impegnarsi, faticare, arrabattarsi. Quando la mia aveva quattro mesi la portavo in piscina per il corso di Acqua Bebè. Per stare a mollo mezzora partivo alle quattro e tornavo alle sette. Facevo la doccia a me e a lei tenendola in braccio mentre urlava e si dimenava, rischiando di scivolarmi via come un’anguilla. Uscivo dopo cambio del pannolino, phon, creme e cremine varie, accaldata e sudata. Addosso avevo i suoi sei chili più l’ovetto nel quale albergava, il borsone della piscina, la mia borsa di pelle dilatata dal peso di biberon, giochi vari, merende e salviette umidificate. In questo stato di equilibrio instabile cercavo di raggiungere la macchina a passi brevi, evitando che le gambe mi cedessero. E puntualmente, giunta eroica alla meta, non trovavo le chiavi.
Questo per dire che la prima festa non è, come ho sentito dire più volte, solo una vetrina per noi mamme e papà. Né una festa dedicata a noi che usa, come scusa, il bambino. E’ una faticaccia che un senso ce l’ha. Adesso che il Natale è alle porte, sulle riviste di settore fioccano i consigli degli esperti: non stressate i bambini, non cambiate troppo le loro abitudini, non traumatizzateli con Babbo Natale, non sovreccitateli. Ma si dice anche altro: fate respirare loro l’atmosfera. Il 25 dicembre dell’anno prossimo si ripeterà. Così come quella del compleanno. A partire dal primo, quando ancora “non capiscono”.
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