
Un lettore ci chiede come stimolare suo figlio a parlare. Leggere, leggere, leggere. E poi passare alla musica
“Cara Silvia, da un po’ di tempo, circa un mesetto, sto cercando di stimolare mio figlio, che si avvia a compiere due anni, affinché inizi a parlare sempre di più ed arricchire diciamo così il suo vocabolario. Ho iniziato io spontaneamente perché ho visto che pur senza parlare il mio bimbo si stava facendo intendere su tutto e quindi era scarsamente motivato ad aggiungere un ulteriore strumento di comunicazione. Con sorpresa ho visto che grazie a stimoli molto semplici il mio bimbo in poco tempo ha fatto grandi progressi. La mia domanda è: ci sono tecniche particolari per insegnare tante parole ai bimbi? Io ho ottenuto buoni risultati semplicemente ripetendo i nomi degli oggetti ma mi chiedo se anche su questo fronte gli esperti abbiamo adottato particolari accorgimenti e se ci sono errori assolutamente da evitare. Grazie mille per l'attenzione”. Andrea
Ricevendo questa lettera non mi sono certo montata la testa. Non sono una pedagogista, lascio l’affascinante mestiere a chi ha il titolo. Però ho una mezza laurea in campo educativo. E una figlia piccola, soprattutto. Potrei citare ricerche di ogni tipo, studi e dati che spiegano a che età un bambino inizia a parlare, come e perché. Invece no. Passo il testimone ad un progetto molto conosciuto e molto pubblicizzato, molto osannato e molto studiato, che si chiama in codice NPL: per i profani, Nati per leggere. L’esperienza (seppur recente) accumulata mi insegna che raccontare storie, ripeterle fino quasi allo sfinimento, indicare ogni figura con il dito e pronunciarne il nome, chiedere al bambino che ci mostri dov’è questo o quell’oggetto, questo o quell’animale, conta un bel po’.
Grazie forse ad una passione innata per i libri e per la letteratura in genere (per l’infanzia compresa), mi sono cimentata ben presto con la lettura ad alta voce rivolta alla mia pargola. Avevo saputo in ogni salsa che la strategia (in età prescolare) può avere effetti positivi sullo sviluppo del linguaggio, cioè “facilitare una migliore acquisizione delle competenze linguistiche e comunicative”. Non posso dire se le sillabe-paroline pronunciate da mia figlia siano dovute a questo full immersion di storielle. Ma io persevero e lei impara. PALLA vuol dire palla, pappa, scarpa. BOBO vuol dire bolle di sapone. BABA è il cane. Se aggiungiamo MAMMA, PAPÀ, NONNO, NONNA posso ritenermi soddisfatta, dati i suoi 15 mesi.
Ora temo di appassionarmi ad un’altra sigla, NPM. Tradotto, Nati per Musica. Un progetto per la diffusione delle sette note da zero a sei anni patrocinato anche dal Ministero per i Beni e le Attività culturali. Io, nel mio piccolo, l’ho già messo in pratica. Fin da quando avevo il pancione, non mi sono mai fatta mancare canzoni, cd, radio, karaoke. Tutt’ora, in casa, la tv è spenta e lo stereo è acceso. Al nido le maestre mi dicono che adora il momento della canzoncina. Ieri, mentre ero in macchina con la solita musica a palla (forse esagero, lo so), ho dato un occhio allo specchietto retrovisore. Mia figlia si stava dimenando, ma non per la solita avversione alle cinture. Ballava, letteralmente. E rideva.