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» Ravenna - 24/11/2009

MAMMA MIA! La rubrica sui bambini di Silvia Manzani (5)

In una scuola materna chi dà un morso al compagno deve chiedere scusa ai suoi genitori. Ma non è meglio che i pargoli imparino a sbrigarsela da soli?

Li chiamano orologi ma nulla hanno a che fare con Rolex e Swatch. Non hanno le lancette e non sono digitali. Non segnano l’ora e non fanno tic-tac. Al nido e alla materna un orologio non è altro che un morso che un bambino stampa sulla carne di un compagno. Tra mamme e papà imbizzarriti nel vedere i propri figli tornarsene a casa con i segni dei denti altrui, una scuola dell’infanzia di Ravenna ha inaugurato una prassi: quando il pargolo commette il reato di mordere l’amico, il giorno dopo deve andare dai genitori della sua vittima a chiedere scusa. 

Fermo restando che nemmeno io organizzo una festa quando mia figlia, oltre che con il bavaglino sporco di pappa, esce dal nido con un orologio di dentini sul braccio, mi è davvero difficile immaginare come si possa evitare un morso. Va bene che le educatrici devono avere mille occhi e centomila attenzioni. Ma non sono né delle sorveglianti, né delle guardie del corpo. E non credo riescano a catapultarsi su un bambino prima che questo si avventi sul compagno. Uno, il morso avviene in genere in un nanosecondo. Due, i bambini stanno di continuo in promiscuità: così come si abbracciano e si passano di mano in mano i giocattoli, così si tirano i capelli e si spintonano. 

Il morso, dicono poi gli esperti, se non diventa un fenomeno continuo e frequente, è semplicemente un episodio da inquadrare – a livello psicologico – all’interno dell’aggressività del bambino. Nulla di più, nulla di meno. Chi dà un morso non è una bestia dalla quale difendersi. E i genitori credo non debbano contribuire a puntare il dito contro il bambino aggressore. La vittima, per quanto piccolissima sia, deve innanzitutto imparare da sé i suoi meccanismi di difesa. Mettere in mezzo sempre mamma e papà non serve a un tubo. I bambini devono anche capire come relazionarsi tra di loro e sbrigarsela da soli. Se c’è da chiedere scusa lo si fa a proprio modo tra pargoli, senza scomodare gli adulti. Qui sì, che l’educatrice può intervenire. Insegnando alla ‘bestia feroce’ come si fa a chiedere perdono. E alla vittima come si fa ad accettarlo.

Alcune mamme gridano addirittura “vergogna” sul web per i morsi capitati ai loro figli. Siamo sicuri che non siano proprio i figli a vergognarsi di loro per come vengono considerati proprietà privata? Ma soprattutto statuette da rendere incolumi a tutti i costi, talloni d’Achille, esserini che non sapranno mai stare al mondo?

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