
Alcuni genitori dicono no ai piatti etnici a scuola. Il Teatro del Drago propone invece il baby aperitivo indiano: quando la polemica è sterile e i fatti contano di più
Alcuni genitori hanno protestato perché, una volta al mese, a scuola i loro figli mangiano piatti etnici. Cous cous, spezzatino africano, riso cinese. Un progetto della Camst sull’onda delle politiche per l’integrazione. Un progetto calato dall’alto, come sostengono i detrattori. Un’idea che privilegia i bambini immigrati, secondo altri. Agli stranieri vengono date alternative – si dice – per esempio nel caso siano musulmani e quindi non possano mangiare maiale. I bambini italiani, invece, sarebbero “costretti” a sorbirsi piatti che chissà da dove vengono.
La prima reazione è telegrafica: NC. No comment, o anche non classificabile. Poi, pensandoci, viene da chiedersi che cosa ne sarà dei figli dei genitori incavolati tra qualche anno, quando la loro mente sarà bella che formata. Ma soprattutto: il problema è dei bambini o di mamma e papà? Ormai, alle elementari, avere compagni stranieri è la normalità e non deve essere così strano vedere nella foto di classe visi color cioccolata e occhi a mandorla. Ma i bambini mica sono scemi: se lo chiederanno pure, perché mai Mohammed non ha la pelle lattea. Perché la mamma di Naima porta il velo. La loro curiosità – lontano da ogni deriva folcloristica – può anche essere stimolata da un cous cous con la carne, che davvero poco si distanzia da un primo a base di riso seguito da un secondo a base di bistecca.
Ma tant’è. La polemica, nel 2009 quasi 2010, lascia il tempo che trova. Suona vagamente leghista. E davvero poco c’entra con i bambini. Quelli che i bambini li conoscono, quelli che lavorano per stimolarli e farli contenti, fanno altro rispetto alle polemiche. Fanno proprio il contrario. Il Teatro del Drago, in questo caso, ha organizzato per sabato 21 novembre, tra le 18 alle 21, all’Almagià, un baby aperitivo dedicato all’India (prenotazioni al 392-6664211 o in orario d’ufficio 0544-483461). I piccoli dai tre anni in su e il loro genitori potranno dilettarsi con il primo degli appuntamenti dal titolo “Il libro della giungla”. Il buffet sarà accompagnato da laboratori e racconti. Un tuffo nell’Oriente che non avrà solo il sapore delle spezie.
Mia figlia ha una cuginetta metà italiana e metà mozambicana. Una delle sue amiche predilette, al nido, si chiama Caroline, non Carolina. In spiaggia gioca con Chubetta, figlia di senegalesi. E’ così astruso che una volta al mese, a pranzo, mangi un tajine? Tra l’altro l’ha già fatto il mese scorso, dalla nostra vicina di casa marocchina, che come primo ci ha proposto le lasagne. Quando intercultura non è solo bla-bla-bla.
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