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» Ravenna - 13/11/2009

MAMMA MIA! La rubrica sui bambini di Silvia Manzani (3)

Corsi pre-parto: su internet impazza la diatriba se siano utili o meno. Sentitevi libere di marinare le lezioni

Sui blog di mamme, sui siti dedicati alle gravidanze e su Face Book impazza un quesito alla “essere o non essere” di Amleto. Ma i corsi pre-parto servono o sono solo una perdita di tempo? Le opinioni sono le più disparate. Il mondo è vario, dal resto. Al famigerato corso ho visto donne in attesa del secondo figlio frequentare con costanza e diligenza le lezioni, chiedendomi come potessero essere interessate ad una materia per loro trita e ritrita. Ho conosciuto invece ragazze che nemmeno si sono poste il problema. Hanno preferito i consigli di mammà e qualche libro di quelli che sicuramente qualche parente ti regala.

Fatto sta che il corso è gratis, è un’occasione per conoscere nuove amiche (e i loro figli dopo qualche anno magari giocheranno insieme ai vostri) e ogni volta si torna a casa piene dei campioncini più disparati: dalla crema all’ossido di zinco (un must) alla soluzione fisiologica per il naso, dai pannolini allo shampoo a prova di lacrime. Chissenefrega se è una trovata pubblicitaria: si vive di rendita per qualche mese buono.

Il contenuto del corso, dunque, passa in secondo piano. A parte qualche illuminante consiglio sull’allattamento, con tanto di prove a suon di Cicciobello, il resto è davvero arcinoto o comunque disponibile su siti e opuscoli vari. Dunque, scegliete in tutta libertà. Sentitevi autorizzate a saltare una o più lezioni anche di fila. E a dire che no, a quella lezione sul pavimento pelvico non siete andate per non farvi terrorizzare dall’idea di non riuscire più a trattenere la pipì dopo il parto. Fate come con i libri secondo Pennac, arrogatevi il diritto di saltare le pagine.

E non forzate mariti e fidanzati. Anche se qualche incontro è consigliato pure ai futuri papà, non sentitevi delle ragazze madri se andate senza di loro. Alla famosa lezione delle palline da tennis, che consiste in una prova ai limiti del grottesco sulla soglia del dolore (per lui e per lei, quasi dovessero partorire entrambi), ho assistito ad una scena inedita: mentre gli altri eseguivano gli esercizi sotto gli occhi severi dell’ostetrica e con un silenzio di tomba, il mio, con la sua pallina da tennis, ci giocava a calcio. Cercando di imitare Maradona che palleggia con un’arancia. Da seppellirsi.