
Dépliant contro la febbre suina negli asili: quando è impossibile attenersi alle istruzioni
Negli asili nido e nelle scuole materne sono arrivati i dépliant della Regione Emilia-Romagna che istruiscono genitori, bambini, educatori ed operatori vari sulla prevenzione del virus A H1NI. Con colori, vignette, pupazzetti e lo slogan “L’influenza non si trasmette per radio”, ecco pronto un vademecum a tutti gli effetti contro la cosiddetta febbre suina.
Fatta la regola, ecco l’eccezione, si dice in certi casi. Questa volta, fatte le istruzioni, ecco l’assoluta impossibilità di seguirle. Cominciamo dalla prima, che recita: “Lavati le mani!”. Il libretto consiglia di farlo con acqua e sapone, strofinandole una contro l’altra contando fino a venti. Di risciacquarle bene. E di asciugarle con una salvietta di carta usa e getta. Lo si dovrebbe fare – è di nuovo l’allegro dépliant a dirlo – rientrando a casa, prima di mangiare, prima di uscire dal bagno, dopo essersi soffiati il naso, dopo aver giocato con giocattoli condivisi con altri bambini (e comunque quando sono sporche).
Figuratevi se le educatrici, che gestiscono a fatica chiassose sezioni di pargoletti ognuno con la sua età, le sue abitudini, le sue esigenze e che nonostante questo riescono ad imporre un certo ritmo, precisi orari, accurate regole a esseri minuscoli, possano andare in bagno tutte le volte di cui sopra. Sono loro le prime ad obiettare che no, non possono davvero abbandonare una classe e l’attività in cui quest’ultima è impegnata per lavare le mani al bambino che si è soffiato il naso o ha giocato (negli asili notoriamente si passano le ore giocando) con oggetti utilizzati anche dai compagni. Ovvero sempre.
Tra le altre istruzioni ce n’è una davvero carina: “Non usare penne, matite, bicchieri, forchette, cucchiai e cannucce di altri bambini”. E un’altra ancora: “Se hai le mani sporche non toccarti occhi, bocca e naso”. Sfido qualunque genitore (o educatore) di un pargolo – soprattutto se under tre – a evitare le azioni appena descritte. Manca un’istruzione, nel dépliant: “Rinchiudiamo i bambini in camere sterilizzate”. E aspettiamo che ci guardino storti, come a dirci che siamo diventati matti.
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