
La Fiat lancia una campagna sulla sicurezza in auto. Ma la questione è più ostica di quanto sembri
La Fiat ha lanciato nei giorni scorsi una campagna per la sicurezza dei bambini in auto. Basta andare in una concessionaria per trovare informazioni e materiali sul tema. Lodevole, per carità. Nella reclame si dice che spesso i pargoli “viaggiano in auto non allacciati correttamente o addirittura liberi”. E si aggiunge: “Spesso dimentichiamo che piccoli e semplici gesti quotidiani possono permettere a noi e ai nostri cari di viaggiare in auto in sicurezza”.
Ma fino a che non ci si passa, non si può davvero capire quanto sia complicata la questione. Cominciamo dai primi vagiti. Il neonato in genere sale a bordo in due modi. Il primo è nella sua fiammante carrozzina (o meglio, nella parte di sopra, che viene staccata dal telaio e che è meglio detta navicella). Per essere a norma, bisogna avere due appositi ganci che vanno a loro volta fatti combaciare con le cinture di sicurezza del sedile posteriore. Peccato che non tutte le carrozzine li abbiano in dotazione. Vanno comprati a parte. E se non volete ogni volta staccare i ganci dall’auto, dovete averne qualche copia, per l’auto di papà o dei nonni.
L’altra modalità è l’ormai arcinoto “ovetto”. Quest’ultimo può essere posizionato nel sedile anteriore a fianco di quello del conducente solo ad air bag disattivato. E con le spalle al volante. Peccato che molte auto abbiano l’air bag di default. Non si disattiva. E il bebè finisce per forza nel sedile posteriore. Di nuovo, con le spalle rivolte al volante. Di modo che voi, anche se vi voltate, anche se usate lo specchietto retrovisore, non lo vedete.
Quando il bimbo supera i nove chili (se è affamato succede ben presto), l’ovetto non va più bene (figurarsi la carrozzina): ci vuole il seggiolino per l’auto vero e proprio, quello che resta fisso sul sedile dietro. E si ripete un copione già letto: fino a tot chili (dipende dalle marche) il bambino deve stare rivolto con il viso al baule. In caso di tamponamento, infatti, il collo non ne risente, recitano le istruzioni. Di nuovo non potete vedere il bambino.
Quando finalmente il seggiolino e il pargolo possono guardare avanti anziché indietro, è il macello. Vostro figlio, immobile e legato, non ci vuole più stare. E mentre siete ormai laureate in Scienze del seggiolino per l’auto, escogitate mille maniere per farlo stare buono: nell’ordine pupazzi, sonagli, librini, biscotti, biberon di camomilla, auricolare del cellulare, chiavi di casa. Siete voi, questa volta, a rischiare di sbattere la testa contro il parabrezza.
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