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» Ravenna - 04/11/2009

Il Pd attacca Lista per Ravenna sulla moschea

Maestri invia una lettera a PIU' NOTIZIE per controbattere le affermazioni di Ancisi

Riportiamo il testo della nota di Andrea Maestri, capogruppo Pd del Comune di Ravenna.

"Nella trepidante attesa di conoscere il quesito referendario sulla moschea promosso dall’associazione di volontariato Diritti Civili Lista per Ravenna, casualmente presieduta dal capogruppo della quasi omonima Lista Civica, propongo alcune riflessioni che forse ai referendari sono sfuggite e che invece sono parecchio significative.

I referendari civici, lungi dall’assumere una veste politica nel dibattito (ci mancherebbe altro, mica è il referendum di Lista per Ravenna, è il referendum dell’associazione di volontariato Diritti Civili Lista per Ravenna!!!) dubitano, come primo aspetto, a quale pubblico le “attrezzature per il culto” dovrebbero servire e fingono di non conoscere il concetto, appunto, di “attrezzature per il culto”, affermando che “la dizione farebbe intendere costruzioni di modesta entità, come potrebbe essere nel caso della religione cattolica quella di una cappella, non certo una cattedrale con seminario. È compatibile invece, accanto all’edificio di culto, l’insediamento di un complesso funzionale?”

Dicono di essersi rivolti a fior di giuristi per la formulazione del quesito e allora chiedano conferma ai loro esperti di quanto vado a “rivelare”: basta guardare le norme che disciplinano la destinazione di una quota percentuale degli oneri di urbanizzazione alle chiese e ad altri edifici per servizi religiosi. Si leggerà molto semplicemente che “Si intende per attrezzature religiose gli edifici di culto e le opere parrocchiali, gli istituti religiosi educativi ed assistenziali per bambini e anziani, le attrezzature per attività culturali, ricreative e sportive.”

Come si nota, concetto abbastanza ampio da ricomprendere le opere connesse al luogo destinato in senso stretto al culto. Queste regole valgono sicuramente per tutti i luoghi di culto e in particolare per quelli cattolici: la Legge 222/1985, recante “Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi” indirizza infatti gli oneri alla “costruzione di edifici di culto cattolico e delle pertinenti opere parrocchiali.”

Coerentemente, credo, io difendo il diritto della comunità musulmana di costruire nel terreno di sua proprietà con oneri a suo totale carico il proprio edificio di culto e spazi connessi e funzionali, come difenderò il principio del contributo pubblico (tramite la quota percentuale degli oneri di urbanizzazione prevista dalla legge) alla costruzione e al mantenimento dei luoghi di culto cattolici e non solo quando discuteremo una petizione che chiede di azzerarli. Il fenomeno religioso, infatti, in uno stato moderno, laico e liberale, non può essere indifferente allo stato, perché rappresenta una delle sfere di espansione e di sviluppo della personalità umana e la repubblica, spazio giuridico e politico che per definizione è di tutti i cittadini, deve tutelare anche i cittadini nella loro dimensione religiosa, o filosofica, ovviamente comprese le opzioni dell’agnosticismo e dell’ateismo.

Lo dico da cattolico praticante che vuole vivere in una comunità serena e pacifica, matura e dialogante, in cui le religioni convivano e contribuiscano ad arricchire il tessuto connettivo che tiene insieme le famiglie, i cittadini, i gruppi sociali. Quanto alla pretesa discriminazione al contrario (una mosche alle Bassette e niente chiesa cattolica che è la religione maggioritaria?dicono sempre i referendari) l’argomento è talmente debole da far sorridere: Ravenna è ricca di chiese ed è un bene che lo sia perché esse rappresentano non solo un luogo di professione della religione ma anche un luogo di aggregazione e di socialità soprattutto per giovani ed anziani e molti quartieri, senza parrocchie ed oratori, sarebbero più poveri e anche meno sicuri. Se si aggiunge un luogo di culto islamico, uno per tutta la comunità ravennate che conta oltre tremila fedeli, avremo un luogo ed un’occasione in più di costruire coesione sociale, dialogo, sicurezza per tutti.

Da ultimo, trovo gravissima l’affermazione di Ancisi secondo cui un’eventuale scrutinio di inammissibilità del quesito referendario da parte della Commissione preposta sarebbe “un atto viziato da condizionamenti politici”: stiamo parlando di una verifica tecnica demandata al Segretario Generale del Comune, al Difensore Civico e ad un magistrato nominato dal Tribunale che dovranno decidere secondo diritto.

Ciò che risulta davvero inammissibile è che passi il principio che sui diritti fondamentali della persona (come l’esercizio del culto religioso) possa decidere una maggioranza politica: parliamo di diritti inalienabili, naturali, che appartengono all’individuo in quanto tale. Ci sono le norme (urbanistiche, di pubblica sicurezza, pianificatorie ecc.) che regolano l’esercizio in concreto del diritto: tutto il resto è una montatura ipocrita e traballante per ostacolare un progetto legittimo e guadagnare consensi in chiave populistica e demagogica, quindi poco seria e a lungo andare pericolosa per la tenuta di una comunità. È una deriva culturale e politica che da cattolico impegnato nelle istituzioni non mi sento di assecondare".